Attrici

Carrie Fisher

Ci sono donne che segnano la vita di un uomo anche solo con un sorriso su uno schermo. Carrie Fisher è stata una di quelle. Per chi è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80, il suo volto — incorniciato da due celebri “cinnamon buns” — è un ricordo indelebile. Ma ridurre Carrie solo alla principessa Leia sarebbe come guardare una galassia da un oblò: si perderebbe tutto il resto, e lei era tanto di più.

Nata a Beverly Hills nel 1956, figlia d’arte (la madre era Debbie Reynolds, il padre Eddie Fisher), Carrie sembrava destinata al palcoscenico. E in effetti ci arrivò presto, con quella combinazione di talento, ironia e fascino naturale che avrebbe poi conquistato milioni di persone. A 19 anni era già nel cast di Shampoo con Warren Beatty, ma fu con Star Wars (1977) che divenne leggenda.

La Principessa Leia Organa non era solo un personaggio di fantascienza: era una rivoluzione. Fiera, intelligente, sarcastica, capace di prendere in mano un blaster con la stessa naturalezza con cui un’altra avrebbe impugnato un ventaglio. In un’epoca in cui i ruoli femminili erano quasi sempre di contorno, Carrie portò sullo schermo una donna vera: forte, ironica, bellissima senza ostentazione.

Chi dice di non essersi innamorato almeno una volta di Leia mente. Quel bikini dorato de Il ritorno dello Jedi (1983) non fu solo una scena cult: fu un terremoto generazionale. Non c’era Internet, ma bastò un fermo immagine per scolpire quell’immagine nella memoria collettiva. Il bello è che Carrie lo visse con ironia: raccontò spesso che quel costume era “una trappola di metallo” e che lei si vendicò “uccidendo Jabba con la catena”. Ecco, tutto Carrie è in quella frase: sensualità, humour e forza.

Fuori dal set, la Fisher era ancora più interessante. Scrisse romanzi, sceneggiature, memoir; raccontò la propria vita con sincerità e autoironia, senza mai nascondere le sue fragilità. Amava dire che “se la mia vita non fosse divertente, sarebbe solo tragica”. E lo diceva sul serio. Era brillante, tagliente, coraggiosa. Una donna vera, con cicatrici vere.

Chi l’ha incontrata la descriveva come magnetica: piccola di statura ma capace di dominare una stanza, con quello sguardo vivace che alternava dolcezza e sarcasmo in un secondo. E sì, inutile negarlo: anche fuori dal set aveva un fascino tutto suo, fatto di intelligenza e presenza. Non era una bellezza patinata da copertina, ma una donna che ti restava addosso.

Negli ultimi anni della sua vita, Carrie era tornata a interpretare Leia nella nuova trilogia di Star Wars. E se il tempo aveva segnato il viso, la sua energia era immutata. Ogni volta che appariva in scena, era come ritrovare un’amica d’infanzia: più matura, più ironica, ancora capace di farti sorridere e commuoverti insieme.

Carrie Fisher ci ha lasciati nel 2016, e pochi giorni dopo è morta anche sua madre, come se davvero non potessero stare lontane. Il mondo del cinema pianse una donna che aveva saputo essere principessa, ribelle, madre, scrittrice e simbolo. Ma più di tutto, aveva saputo essere se stessa.

Rivederla oggi nelle vecchie foto fa ancora effetto. Quelle gambe agili da guerriera, il corpo minuto ma deciso, la postura sicura… erano parte del personaggio, ma anche della donna. Carrie non si limitava a interpretare la forza: la incarnava. Ed è per questo che, per chi l’ha amata, resta la più vera di tutte le principesse.


Curiosità

  • Figlia di Debbie Reynolds e Eddie Fisher, due icone del cinema classico.
  • È autrice del romanzo autobiografico Postcards from the Edge, da cui fu tratto l’omonimo film con Meryl Streep.
  • Oltre a Star Wars, ha scritto e lavorato come script doctor per Hollywood (tra cui Sister Act e Hook).
  • Il costume di Leia in Il ritorno dello Jedi è uno dei più celebri della storia del cinema.
  • È madre dell’attrice Billie Lourd, che oggi porta avanti la sua eredità.

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